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Carne di coniglio: Anlac, la domanda tiene ma il delirio nasconde la verità per frenare il prezzo
Sabato 25 Ottobre 2014 16:03
 
 
Nonostante i consumi di carni cunicole siano aumentati da Gennaio ad Agosto (+0,4% secondo i dati Ismea), l’ offerta nazionale sia inferiore alla domanda, la Francia abbia aumentato di ottanta centesimi il prezzo del macellato, il gioco dei macellatori in Cun, commissione prezzi unica nazionale, è quello di tenere basse le quotazioni del vivo, anche contro i divieti di vendita sottocosto previsti dall’ art 62. Siamo a trenta centesimi sotto le quotazioni del 2013 con costi in aumento rispetto all’ anno scorso.
 
Ad aggravare questa situazione la decisione presa da alcuni commissari allevatori collusi, riunitisi a Verona i primi di agosto, che hanno accettato di bloccare il prezzo per tutto il mese di agosto, in un accordo sciagurato con i macellatori, vietato, peraltro, dalle norme sulla concorrenza, dal codice penale e dal buon senso.
 
Questa settimana due gruppi agroindustriali importanti hanno chiesto addirittura di diminuire il prezzo ad euro 1,87, mentre un ex macellatore, che ha chiuso il macello nel 2008 e che non rappresenta nemmeno se stesso, ha proposto euro 1,70 sulla base di un "persistente delirio" (forma psicotica che conduce ad uno stravolgimento del giudizio sulla realtà); il gruppo Berti, che in borsa a Forli sostiene costantemente il prezzo, a Verona, stranamente, da un paio di settimane ha cambiato rotta. Dopo aver sempre sostenuto un mercato in crescita, per due volte consecutive ha chiesto l’ invariato e l’ha ottenuto.
 
Il gioco degli industriali è chiaro: tenere ferme le quotazioni, fissandole con una serie di artifici e notizie false, tipiche dei cartelli, per fare incetta di allevamenti. Gli allevatori lo hanno denunciato anche in Cun. Infatti, a loro interessa la produzione e vendita di mangime, giacchè il coniglio nelle loro filiere ha un peso marginale sui fatturati ed è prioritario riportare a livello di break-even alcuni mangimifici in perdita. In questa condizione di ripetute vendite sottocosto dei conigli vivi, che richiederebbe una bella inchiesta della magistratura, gli allevatori sono costretti a passare in conversione (soccida) con i mangimifici. Solo in tal modo questi ultimi possono garantirsi una quota sicura di produzione di mangime, anche se le vendite condizionate (acquisto mangime-ritiro carne) sono vietate dalla normativa europea.
 
Così si assiste sempre più ad una restrizione della concorrenza sul mercato, contro le leggi europee, che stà distruggendo lentamente il comparto, trasformando il mercato libero in mercato delle soccide, senza che finora le autorità preposte al controllo del mercato, sia della Cun-Commissione unica nazionale che degli organi di borsa, abbiano assunto alcuna misura di contrasto e nonostante precisi indirizzi parlamentari al Governo approvati ad unanimità con diverse risoluzioni.
 
Al Sud, per esempio, dove c’è la maggiore concentrazione dei consumi, non ci sono più allevamenti in grado di rifornire i pochi macelli rimasti e si è costretti a far viaggiare gli animali lungo tutto lo stivale, in barba al km zero tanto decantato dalle associazioni di categoria.
 
Insomma, un circolo vizioso che sembra inarrestabile per volontà di alcune note lobby agroindustriali, verso cui il governo e le forze parlamentari dimostrano arrendevolezza, mentre gli allevatori soccidari ammaestrati cantano o tacciono al fischio del domatore.
 

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