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La Mignola Articoli Lepre LA LEPRE:PERCHE' ALLEVARLA
LA LEPRE:PERCHE' ALLEVARLA
Scritto da Materiale tratto da: http://www.vet.unipi.it/Dpa/mbagliac/studenti/lepre1.htm   
Martedì 02 Luglio 2013 09:09
Negli ultimi cinquanta anni,la popolazione di lepri in Italia è diminuita notevolmente a causa di una serie di fattori concomitanti, tra cui l'elevata pressione venatoria, l'avvento della meccanizzazione agricola, l'uso dei pesticidi. Già dagli anni '50, si è cominciato ad importare lepri dall'Europa dell'est per rinsanguare le popolazioni autoctone. Queste importazioni hanno assunto poi, negli anni '70, carattere di regolare fornitura alle Pubbliche Amministrazioni Provinciali (10;12).
 
I paesi fornitori erano soprattutto Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Romania, che vendevano queste lepri a prezzi convenienti in cambio di valuta forte. Successivamente i prezzi sono aumentati, anche per i cambiamenti politici avvenuti in questi paesi, e la domanda si è progressivamente spostata verso l'Argentina, l'Uruguay e la Nuova Zelanda (10).
 
Nel frattempo ci si è cominciati a chiedere se valesse davvero la pena che l'Italia continuasse a spendere una somma di denaro altissima ogni anno per queste importazioni.
 
Nel 1988 tale somma ammontava a 14 miliardi.(10)
 
Ma non si tratta solo di un problema economico.
 
Infatti i soggetti importati hanno inquinato il patrimonio genetico nazionale al punto da creare delle popolazioni ben diverse da quelle d'origine,e dunque meno idonee all'ambiente in questione.(12)
 
Inoltre proprio l'importazione ha causato la diffusione in Italia dell'E.B.H.S.(European Brown Hare Syndrome) e di nuove forme di parassitosi intestinali.(10;11)
 
L'allevamento intensivo della lepre,se condotto con saggezza, si colloca come valido mezzo per riacquistare il controllo della situazione;questo è già stato capito da anni in Francia,dove sono diminuite le importazioni ed è cresciuto il numero di allevamenti.
 
Tra l'altro,la carne di lepre ha delle caratteristiche interessantissime dal punto di vista nutrizionale.
 
Se compiamo un'analisi,notiamo che contiene il 24,75% di proteine,il 2,37% di grassi,l'1,35% di ceneri.
 
Andando a esaminare il tenore di acidi grassi,constatiamo che rispetto alla carne
 
di altre specie,possiede una più elevata percentuale di poliinsaturi ed una quantità minore di monoinsaturi.(9)
 
Soprattutto,la somma di acidi grassi omega 6 e omega 3 è maggiore di quella contenuta negli olii di alcuni pesci(questo contenuto,soprattutto nei maschi,è migliorabile con mangimi a basso contenuto energetico e lipidico).(7)
 
Dunque può risultare interessante nella prevenzione di malattie cardiovascolari.
 
Come si può vedere,ci sono molte buone ragioni per allevare lepri.
 
In questa relazione si tratterà solo dell'allevamento in gabbie all'aperto,rimandando la descrizione dell'allevamento in recinti e di quello al coperto(''en batiment'', per dirla alla francese) a testi specializzati.
 
SISTEMATICA
 
 
 
CLASSE Mammiferi
 
SOTTOCLASSE Placentati
 
SUPERORDINE Gliri
 
ORDINE Lagomorfi
 
FAMIGLIA Leporidi
 
SOTTOFAMIGLIA Leporini
 
GENERE Lepus (12)
 
 
 
I Lagomorfi appartengono al superordine dei Gliri,del quale fanno parte anche i Roditori,perché per molti anni si è pensato che i due ordini avessero una stessa origine filogenetica,tant'è che venivano considerati come facenti parte di un unico ordine.
 
E in effetti hanno certe caratteristiche in comune,come:mole piccola,incisivi molto sviluppati e ricurvi(privi di radici vere e proprie,e ad accrescimento continuo), rinencefalo particolarmente sviluppato(che comporta un'elevata sensibilità olfattiva),un intestino cieco altrettanto sviluppato(questo assume nei Lagomorfi un significato molto particolare),un utero doppio;per di più sono essenzialmente vegetariani.(12)
 
Ma a parte queste caratteristiche,i Lagomorfi si discostano dai Roditori per più aspetti:per esempio,la mascella superiore presenta un secondo paio di incisivi più piccoli,posti posteriormente a quelli principali(per questo sono denominati anche Duplicidentati);inoltre praticano la ciecotrofia,ovvero il passaggio di escrementi prodotti a livello del cieco dall'ano direttamente nella bocca.(12)
 
Se esaminiamo a parte il gruppo dei Lagomorfi,notiamo che si presenta come un gruppo abbastanza omogeneo per quanto riguarda la morfologia:hanno dimensioni medio-piccole o medie,orecchie lunghe(soprattutto nella lepre,meno nella minilepre),occhi grandi(la loro disposizione nella lepre permette di avere una visione quasi a tutto campo),zampe posteriori assai sviluppate(adatte al salto),coda moderatamente sviluppata,pelliccia soffice(che nella lepre variabile cambia colore a seconda della stagione).
 
La formula dentaria comune a tutti i Lagomorfi è:
 
2-2 0-0 3-3 1-1
 
I: C: P: M:
 
3-3 0-0 2-2 3-3 (12)
 
All’ordine dei Lagomorfi appartengono,oltre al genere Lepus ed altri,anche l’Oryctolagus cuniculus(Linnaeus),che comprende il coniglio selvatico e dunque
 
quello domestico (che dal primo è derivato),e il genere Sylvilagus,che comprende la minilepre.
 
Al genere Lepus appartengono le seguenti specie del Vecchio Continente:Lepus europaeus,Lepus timidus(la lepre variabile o lepre bianca),Lepus capensis(o lepre africana).
 
Le lepri che a noi interessano di più sono quelle della specie europaeus,che a sua volta si divide in tre sottospecie:
 
-Lepus europaeus europaeus(Pallas,1778),denominata anche lepre comune.
 
E’originaria dell’Europa Centrale ed è stata successivamente importata in Italia.
 
Caratteristiche peculiari sono la testa grande,il colore fulvo,il groppone e la coda percorsi da una linea più scura al centro;
 
-Lepus europaeus capensis(Hilzheimer,1906);sembra che fosse questa la lepre presente nell’Italia settentrionale;è più piccola della lepre comune,ha un colore più bruno e presenta un groppone dal colore grigio-brunastro;
 
-Lepus europaeus corsicanus(De Winton,1898),detta anche lepre sarda,si ritrova nelle regioni insulari;è più piccola della lepre comune e presenta un colore giallastro. (12)
 
Va detto che,a causa delle traslocazioni e dei ripopolamenti avvenuti in Italia come in altri paesi,spesso risulta difficile attribuire una popolazione all’una o all’altra sottospecie.(14)
 
BIOLOGIA DELLA LEPRE IN NATURA
 
La lepre in natura è un animale ad abitudini prevalentemente crepuscolari e notturne(si tratta di una strategia adattativa messa a punto contro la predazione ad opera di vari animali e dell'uomo).(12)
 
Allevata in condizioni di tranquillità e benessere,può assumere una certa attività diurna.(1)
 
E' un animale solitario e fedele al proprio territorio(a meno di eccessivi disturbi o avversità).(12)
 
Per quanto riguarda l'habitat,predilige le colture miste ad elevata diversità(grano,prati polifiti,colture orticole e sarchiate),le aree collinari o pianeggianti con vigneti e rotazione di cereali e foraggiere;le zone più idonee sono quelle accompagnate da siepi,bordure,aree incolte nelle quali la lepre può ricavare i propri nidi.
 
Meno idonee sono le monocolture e in generale le aree caratterizzate da un intenso impiego di macchine agricole,prodotti chimici,e le zone trafficate.(6;12;14)
 
Nel suo territorio,la lepre non scava,come invece fa il coniglio selvatico,delle vere e proprie tane;si limita a ricavare dei giacigli rimuovendo il terreno con le zampe anteriori.
 
Tra questi,sceglie quello che al momento è al riparo dal vento.(12)
 
Nel lasciare il covo e nel rientrarvi,adotta una tattica antipredatoria,che consiste nel compiere salti e percorsi elusivi al fine di confondere le proprie tracce.(6)
 
In caso di pericolo,il comportamento è diverso nell'adulto rispetto al giovane.
 
Il primo inizialmente si appiattisce al suolo e cerca di mimetizzarsi;quando il pericolo si fa più vicino,si dà alla fuga raggiungendo,grazie alla potenza del treno posteriore,velocità anche di 60-70 Km/h.
 
Non compie comunque grandi distanze(circa 1 Km di raggio).(12)
 
I piccoli invece tendono a restare immobili in ogni caso,cercando di passare inosservati.
 
Questa è anche una delle ragioni per le quali la maggior parte delle lepri vittime dei lavori agricoli è costituita da soggetti giovani.(14)
 
Per quanto riguarda l'alimentazione,la lepre ha abitudini prettamente erbivore,che variano a seconda della stagione.
 
In primavera-estate predilige le parti verdi di piante quali:brassica e sinapis tra le Crucifere,taraxacum tra le Composite,poa,lolium,festuca tra le Graminacee spontanee,avena,frumento,segale,orzo tra le Graminacee coltivate,trifoglio,medica,veccia tra le leguminose;di particolare gradimento risultano gli ortaggi in genere,ove disponibili.
 
In inverno l'attenzione si sposta su bacche,semi,ghiande,germogli di cereali autunno-vernini.
 
La lepre ama anche rosicchiare le cortecce di alberi quali il melo,il pero,il pioppo,il salice,il faggio,il nocciolo,la robinia.(6;12;13;14)
 
L'intestino cieco della lepre è particolarmente sviluppato e può incamerare una notevole quantità di cibo.
 
Proprio a livello del cieco si formano i ciecotrofi,che vengono avvolti dal muco nel colon prossimale ed espulsi dall'ano.
 
Si presentano come feci soffici e rotonde,riunite in grappoli e avvolte,appunto,da muco ed hanno un odore intenso.(13)
 
Sono ben differenti,dunque,dalle feci dure,che contengono le parti più fibrose dell'alimento ed hanno diametro di 1 cm.(12)
 
Il ciecotrofo viene reingerito dalla lepre ,che lo preleva direttamente dall'ano;è quindi difficile trovarne traccia.
 
La ciecotrofia avviene generalmente al mattino,e richiede una certa tranquillità.
 
Se esaminiamo il contenuto del ciecotrofo,possiamo rilevare che è ricco di acqua e di vitamine(soprattutto del gruppo B e C) mentre è più povero in cellulosa;ha il 30% di sostanza secca contro il 60% che si può riscontrare nelle feci dure.
 
La ciecotrofia consente di migliorare l'utilizzazione delle proteine;infatti nei ciecotrofi si ritrova dal 13 al 23% delle proteine ingerite,e la concentrazione è tanto più alta quanto più l'alimentazione è carente proprio dal punto di vista proteico;inoltre permette di recuperare il 42% di acqua.(13)
 
Per il consumo di acqua,il fabbisogno è quasi interamente soddisfatto dall'alimentazione a base di piante verdi.(12)
 
Per quanto riguarda la riproduzione,alle nostre latitudini il periodo va da gennaio a settembre,con un picco riproduttivo a maggio.(12;13)
 
Durante il periodo riproduttivo,si ha la marcatura dei territori con i secreti delle ghiandole anogenitali,pigmentali(situate nel naso) e di quelle situate sulle guance.
 
Queste marcature permettono il riconoscimento tra i sessi,con scontri aggressivi e violenti tra i maschi e rituali di corteggiamento tra maschi e femmine.
 
Il comportamento tipico della femmina in calore è quello di agitare e sollevare la coda per mettere in evidenza le parti genitali.(12)
 
L'accoppiamento stimola,come nel coniglio,l'ovulazione e ,se la fecondazione avviene,si ha una gestazione che è in media di 41-42 giorni,al termine della quale vengono alla luce(solitamente di notte all'alba) 2-3 leprotti(ma il numero può variare da 1 fino a 6).
 
Nella lepre si può verificare,in natura ma soprattutto in cattività,il fenomeno della superfetazione,che consiste nel portare in grembo due gravidanze(vedi più avanti al capitolo ''Riproduzione e cura dei leprotti'').
 
Il numero maggiore di nascite si ha tra aprile e luglio,e coincide con il periodo più favorevole dal punto di vista ambientale.
 
I leprotti alla nascita hanno un peso intorno ai 100 gr;nascono con gli occhi aperti,provvisti di pelo e denti e possono godere perciò di una certa indipendenza già dopo poco tempo dalla nascita.(12)
 
Vengono allattati dalla madre una sola volta al giorno,per 3-5 minuti;questo ha anche valenza antipredatoria:il leprotto è privo di odore e dunque più difficilmente rintracciabile dai predatori,mentre se stesse troppo a lungo accanto alla madre prenderebbe l'odore di quest'ultima.(14)
 
All'età di 12-14 giorni i piccoli cominciano ad assumere anche cibi solidi;a 25-35 giorni avviene lo svezzamento completo.
 
La maturità sessuale viene raggiunta prima dai maschi che dalle femmine(5-7 mesi contro 6-8).
 
La lepre può arrivare anche a vivere 12 anni,ma di media supera raramente i 5-6 anni. (12)
 
Le cause di morte più comuni sono:malattie,predazione,caccia,operazioni agricole,intossicazione da pesticidi.(14)
 
CENNI DI STORIA DELL'ALLEVAMENTO DELLA LEPRE
 
Esistono testimonianze di come questa specie venisse gia' allevata in tempi antichi nel regno di Persia;successivamente l'allevamento si diffuse nelle civilta' greca e romana.
 
Si trattava comunque di allevamenti estensivi e semi-intensivi:Terenzio Varrone parla nel suo "res rusticae" di parchi recintati da mura in pietra e mattoni dove si allevava la selvaggina destinata alle mense dei ricchi signori.
 
Allevamenti analoghi sorsero a Vincennes,nel XII secolo, per il re di Francia ,e nel parco di Stowes ,in Inghilterra ,per i reali britannici;caso ben piu' recente e' quello della tenuta della Mandria,nei pressi di Torino,per i Savoia.(6)
 
Questo tipo di allevamento ha presentato sempre e comunque seri problemi,tra cui:
 
a)aumento innaturale del numero di individui;
 
b)impossibilita' di irradiamento nel territorio circostante;
 
c)difficolta' nell'impedire l'ingresso di predatori;
 
d)alta incidenza di malattie; (12)
 
Per quanto riguarda l'allevamento intensivo,i primi passi furono mossi in Francia nella seconda meta' del XIX secolo,quando monsieur Lariton si mise ad allevare lepri in una gabbia ricavata in una botte.
 
Questa consisteva al suo interno di una zona di rifugio e di una zona di movimento,separate da un setto divisorio in legno.
 
La zona di rifugio comunicava con l'esterno tramite un apposito sportello;alla zona di movimento l'operatore poteva accedere tramite uno sportello più grande chiuso da una rete metallica.
 
Il pavimento era in legno forato per permettere l'eliminazione delle deiezioni.(6)
 
Da allora fino ad oggi si sono susseguiti numerosi modelli e sistemi di allevamento,tra cui degno di nota è quello messo in pratica nel 1940 dallo svedese Notini,che fu il primo ad utilizzare gabbie con pavimento in rete metallica, sicuramente più efficace di quello in legno nell'eliminazione delle deiezioni e nella prevenzione di problemi sanitari.(6)
 
Un altro metodo fu quello messo a punto da Hedinger in Svizzera nel 1941,dove la gabbia aveva pavimento in calcestruzzo ma era divisa tramite ripiano scorrevole in 2 scompartimenti simmetrici utilizzati a rotazione (con ciclo di due giorni) al fine di permettere la disinfezione e la rimozione delle deiezioni.(6)
 
Un'importante scoperta fu fatta nel 1953 da Matthews,il quale espose le lepri al contatto con l'uomo allevandole al Children Zoo di Londra e constatando come questi animali riuscissero dopo un certo tempo a convivere con la continua presenza umana.In effetti e' molto più dannosa nella lepre la situazione intermedia fra l'assenza e la presenza continua dell'uomo: visite sporadiche causano un enorme stress all'animale (e questo vale nel caso di qualsiasi stimolo visivo o uditivo diverso da quelli a cui è abituato) .(6) 
 
COLLOCAZIONE DELL'ALLEVAMENTO
 
Il primo requisito che deve avere un allevamento di lepri è quello di essere impiantato in un luogo tranquillo onde evitare stress agli animali allevati.
 
Possibilmente ,quindi ,sarebbe preferibile la lontananza da strade trafficate,aeroporti,etc.
 
Non bisogna comunque dimenticare che la lepre è un animale che reagisce peggio a situazioni improvvise o insolite.
 
Sarebbe opportuna inoltre la lontananza da altri allevamenti,specie quelli cunicoli,per ovvi motivi di ordine sanitario.(12)
 
Il luogo in cui sui tengono le gabbie deve essere adeguatamente recintato,e questo per vari scopi tra cui:
 
a)tenere a distanza i curiosi;
 
b)impedire l'accesso alle gabbie di mammiferi domestici e selvatici quali gatti e volpi,e soprattutto di roditori,che hanno un ruolo determinante nella propagazione di determinate malattie;
 
c) evitare la fuga delle lepri,che si può verificare durante le operazioni di governo dell'animale;
 
La recinzione deve essere alta 2,5 m e interrata per 30 cm;per la parte interrata e per il primo metro di terra è necessario l'uso di una rete metallica a maglia piccola (d =12 mm)per evitare l'ingresso di roditori.
 
Superiormente a questa viene posta una rete a maglia più larga (d = 5 cm),alta 1,5 m.
 
Per impedirne lo scavalcamento da parte di gatti e volpi si può aggettare verso l'esterno di 90 gradi o utilizzare del filo elettrificato a basso voltaggio.
 
Siepi e rovi disposti all'esterno della recinzione,lungo il perimetro d'allevamento possono rivelarsi utili per preservare una maggiore tranquillita'.(12)
 
Un fattore da prendere in considerazione è la protezione dai venti dominanti,sia perché la lepre percepisce il vento come un pericolo potenziale,sia perché questo può essere veicolo di particolari affezioni respiratorie.
 
Bisogna però assicurarsi che l'allevamento sia battuto dal sole,specie nelle prime ore del mattino;per questo motivo,nel caso di allevamenti in collina sono da preferire i versanti esposti a est o sud est.
 
Al fine di scongiurare la calura estiva è indicata la presenza di alberi a foglia caduca;infatti ,se l'ombreggiatura si rivela vantaggiosa in estate,non lo è altrettanto per l'inverno,periodo in cui questi alberi rimangono spogli.
 
Il suolo dovrebbe essere preferibilmente sciolto e in pendenza per favorire il drenaggio e l'eliminazione delle acque superficiali.(12)
 
Importante è anche il modo in cui sono disposte le gabbie all'interno del recinto.
 
In particolare ,nel caso di disposizione a file,è bene che ci sia uno scarto > 5 m tra queste e >2m tra gabbie della stessa fila.
 
Inoltre la distanza di una gabbia dalla recinzione dovrebbe essere superiore a 3 m.
 
Tutto questo per agevolare il movimento e le operazioni degli addetti ai lavori,garantire la tranquillita' all'interno dell'allevamento( quando una lepre si agita , l'irrequietezza tende a trasmettersi a tutti gli individui nelle vicinanze), diminuire la propagazione di malattie.(4;12)
 
GABBIE
 
I materiali delle pareti devono essere coibenti e resistenti ai morsi della lepre;ideali sono la fibra di vetro rivestita da resine sintetiche e il compensato marino rivestito di resine repellenti al gusto.(12)
 
Per quanto riguarda le dimensioni delle gabbie per coppia fissa,la superficie minima consigliata è di 2 m quadrati (m 1 X 2);l'altezza utile della gabbia dovrebbe essere di 80 cm per permettere alla lepre di alzarsi in piedi e assecondare quindi i comportamenti naturali tipici del corteggiamento e dell'accoppiamento.
 
L'altezza dal suolo minima della gabbia è di 50 cm,per agevolare le operazioni di rimozione delle deiezioni.
 
Le pareti devono essere lisce e lavabili e si deve evitare la presenza di spigoli o asperità che potrebbero essere causa di infortunio,data la facile eccitabilità della lepre.(12)
 
La gabbia presenta al suo interno due aree distinte:la zona di display e alimentazione,comune a tutti gli individui,e la zona di rifugio.
 
Quest'ultima è costituita da un rifugio per leprotti e da un rifugio per i riproduttori (ove possibile sarebbe preferibile disporre di un rifugio per il maschio separato da quello per la femmina).
 
Tra il nido dei piccoli e la zona di display ci deve essere un passaggio di dimensioni cm 15 X 18 ,in modo che solo i leprotti possano accedere al proprio nido.
 
Tra questo e quello della madre ,un foro del diametro di 5 -7 cm permette il passaggio dei leprotti di pochi giorni.
 
Il nido dei riproduttori comunica con la zona di display tramite un'apertura ben più grande (cm 20 X 30). (12)
 
Nelle aree comuni tra leprotti e riproduttori ,si rivela utile un'asse sollevata dal pavimento di 8 - 10 cm,sistemata lungo i bordi,per impedire lo schiacciamento contro le pareti dei piccoli da parte degli adulti in caso di eccitazione.(12;13)
 
I nidi dovrebbero essere separabili dalla zona di display tramite una chiusura a ghigliottina e asportabili (ne esistono alcuni dotati di manico);questo permette di spostare un animale in un altro luogo senza maneggiarlo direttamente.(12)
 
Per quanto riguarda il pavimento,questo deve permettere l'eliminazione delle deiezioni e allo stesso tempo scongiurare l'incidenza di piaghe podali o di fratture:
 
allo scopo si utilizzano reti elettrosaldate con diametro superiore a 1,2 mm(meglio sarebbe un diametro di 1,5 -1,8 mm );le dimensioni della maglia più usate sono 14 X14 mm,12 X24 mm,13 X13 mm(quest'ultima soluzione si è rivelata la più idonea);contro le piaghe podali si è provato anche l'uso di listelli di plastica o legno come nel caso del coniglio,ma si è potuto constatare che non resistono al morso della lepre . (12,13)
 
Un buon compromesso si ottiene utilizzando la rete per la zona di display e il fondo pieno(che tra l'altro è anche più sicuro per i leprotti)per il rifugio.(12)
 
La gabbia dovrebbe anche avere delle prese di luce,orientate a est o sud-est,chiuse de rete di tipo agganciato a maglie romboidali,che è abbastanza elastica e quindi più adatta ad assorbire gli urti violenti della lepre;le maglie devono avere dimensioni di 25x25 mm per evitare il passaggio del muso degli animali.(12)
 
Per l'alimentazione,sono necessarie una mangiatoia a tramoggia per i pellet,dotata di fori che consentano l'eliminazione delle parti più polverulente del mangime(che in caso di accumulo sul fondo possono dare adito al proliferare di microbi),e una rastrelliera per la somministrazione di paglia e fieno.
 
Il tutto deve essere protetto dalle intemperie per prevenire il deterioramento degli alimenti e deve poter essere governabile dall'esterno,per arrecare il minimo disturbo agli animali.(12)
 
Per quanto riguarda la rete idrica,risulta vantaggioso,per il risparmio di tempo che comporta,un impianto di abbeveraggio automatico a tazza,goccia o pulsante,coadiuvato da abbeveratoi a truogolo per i periodi invernali,in cui si può avere il congelamento dell'acqua all'interno delle condutture.(12;13)
 
Le lepri,oltreché in coppia fissa, possono anche essere allevate in gabbie-harem,in cui trovano posto il maschio e un numero di femmine che va da due a cinque.
 
Queste gabbie hanno pianta rettangolare,sono di dimensioni proporzionali al numero di individui e possono risultare dall'unione di più gabbie singole.(1)
 
Per il resto valgono i concetti sopra enunciati a proposito delle gabbie con coppie fisse.
 
L'allevamento in harem,almeno per quanto riguarda l'Italia,è adottato raramente;il motivo principale è la difficoltà a controllare i singoli animali.
 
Offre però anche dei vantaggi:dopo una fase iniziale di adattamento,nella quale si definisce lo status sociale dei singoli individui,si assiste ad una riduzione dello stress da cattività riscontrabile in una diminuzione delle stereotipie comportamentali.
 
Tra le stereotipie comportamentali più diffuse spiccano il muoversi avanti e indietro lungo la gabbia e l'azione ripetuta di entrare ed uscire dal nido.(1)
 
Inoltre la conformazione della gabbia-harem permette una maggiore libertà di movimento.(1)
 
Sembrerebbe quindi una tecnica di allevamento più ''etologica'' rispetto a quella in coppia fissa(se di etologico si può parlare in un allevamento in gabbia).
 
Occorre comunque fare attenzione affinché i gruppi siano formati molto tempo prima dell'entrata in produzione,per far sì che si crei un equilibrio sociale all'interno del gruppo.
 
Inoltre è sconsigliabile rimuovere o sostituire una femmina sterile o comunque poco produttiva dall'harem,perché ciò turberebbe il suddetto equilibrio.(1)
 
 SELEZIONE DEI RIPRODUTTORI
 
Un grosso problema inerente l'allevamento intensivo della lepre è dato dalla grande diversità che sussiste tra l'ambiente naturale e quello in cattività,ambienti che hanno richieste diverse nei confronti dell'animale.
 
Per esempio,in allevamento i soggetti tranquilli vengono preferiti a quelli che hanno una pronta risposta al minimo segnale di pericolo;l'allevatore tende quindi spesso a selezionare in direzione di una maggiore tranquillità,sia direttamente,sia indirettamente(le lepri più nervose tendono ad avere in cattività una maggiore mortalità ed una minore fertilità).(12)
 
Un esempio ci è dato da quanto accaduto in Francia,dove lepri del ceppo europaeus meridiei sono state incrociate con lepri provenienti dall'Europa centro-orientale,che in allevamento sono più prolifiche e più tranquille,ma meno rustiche e,tra l'altro,di carne meno pregiata.(4;6;12)
 
Però non si dovrebbe perdere di vista la destinazione finale delle lepri che usciranno dall'allevamento:l'ambiente naturale,dove l'eccessiva tranquillità è un difetto perché aumenta la probabilità che l'animale venga predato.
 
E' stato riscontrato che soggetti del genere hanno una sopravvivenza in natura del 15% circa.(13)
 
E' importante inoltre che la morfologia degli animali nel suo complesso si avvicini a quella delle popolazioni autoctone(nel caso dell'Italia,lepus europaeus meridiei,di dimensioni minori,mantello bruno,groppone grigio-brunastro).
 
Sarebbe opportuno quindi,al fine di mantenere ''in carreggiata'' l'allevamento,immettere periodicamente animali provenienti dall'ambiente selvatico.(12;13)
 
Questo,però,nel caso di soggetti adulti è un problema,per vari motivi:in primis,la stragrande maggioranza di questi soggetti è parassitata;inoltre,il duplice stress dovuto alla cattura e alla difficoltà ad adattarsi ad un ambiente diverso da quello di provenienza fa sì che gran parte di questi animali risulti sterile o abbia comunque una produttività molto bassa.(11;12)
 
E' preferibile dunque immettere in allevamento soggetti molto giovani e far sì che questi prendano confidenza con il nuovo ambiente e con chi li governa.
 
Uno stratagemma potrebbe essere quello di catturare leprotti appena nati ed allattarli artificialmente più volte al giorno per aumentare il contatto uomo animale.(13)
 
Per formare le coppie,all'interno dell'allevamento possono essere utili come criteri di scelta il pelo lucido,il tono muscolare vigoroso e una buona conformazione generale.
 
Per quanto riguarda i parametri riproduttivi,sono da prendere in considerazione(premettendo che per questi caratteri l'ereditabilità è relativamente bassa)il numero di nati,il tasso di mortalità pre-svezzamento,i pesi medi delle figliate,tenendo conto che le migliori performances riproduttive,nella femmina,si hanno al secondo anno di attività.(4)
 
Secondo uno studio francese,inoltre,sono i nati del secondo anno ad avere più successo come riproduttori.(4)
 
Sarebbe buona norma,comunque,avere sempre un allevamento relativamente giovane e periodicamente rinnovato con immissioni sia da allevamenti fidati,sia,come detto prima,dall'ambiente naturale:tutto questo per evitare spiacevoli fenomeni di consanguineità e cali produttivi.
 
L'allevamento dovrebbe essere costituito da:50-65% di primipare,20-30% di fattrici al secondo anno,10-15% di fattrici al terzo.(4)
 
E' constatato che allevamenti che praticano regolarmente la riforma al terzo anno hanno migliori risultati.(5)
 
Comunque a mio avviso,sempre per quanto detto finora,sarebbe più opportuno,se fosse possibile,selezionare in base al numero di lepri sopravvissute al rilascio;non serve a molto mettere in libertà cento animali se poi ne sopravvive uno.
 
RIPRODUZIONE E CURA DEI LEPROTTI
 
Occorre premettere che in allevamento un grande problema è dato dall'elevato tasso di infertilità(dal 20 al 40%).
 
Le cause sono molteplici;tra queste possiamo individuare l'errato sessaggio,la formazione di coppie immature,l'invecchiamento delle coppie stesse e le vere e proprie turbe riproduttive.(5;13)
 
Tra queste si possono menzionare l'ipogonadismo e il criptorchidismo nel maschio,il ''tappo mucoso'' nella femmina;quest'ultimo colpisce in particolare le primipare ma interessa anche le femmine di uno o due anni di attività.(4;12)
 
Il comportamento sessuale è apparentemente normale,così come regolare è il funzionamento delle ovaie;le lepri interessate da questa patologia presentano un'ostruzione meccanica dell'ovidutto ad opera di un liquido denso,lattiginoso,biancastro,che impedisce la discesa degli ovuli.(4)
 
Sembra che l'anno,il mese di nascita,il numero di parti e l'habitat non influiscano su questa patologia;è probabile che l'origine sia allo stesso tempo genetica e patologica,ovvero che ci possa essere una predisposizione ereditaria a un agente di tipo infettante.(4)
 
Inoltre tra le cause di infertilità occorre ricordare quanto detto prima a proposito dello stress.
 
Anche l'alimentazione ha un effetto rilevante sulla fertilità e sulla produttività;è dimostrato come la somministrazione di un pool di aminoacidi essenziali possa dare risultati positivi,così come si è visto che l'integrazione di orzo fresco germinato nella dieta delle fattrici può aumentare il numero di parti per femmina.(3)
 
Il ciclo riproduttivo in cattività è perfettamente sovrapponibile a quello in natura:questo perché è strettamente dipendente dall'andamento di luce e temperatura,due parametri difficilmente controllabili(se non in misura ridotta)nell'allevamento in gabbie all'aperto.(5)
 
Il periodo dei parti inizia tra l'ultima decade di gennaio e la prima di febbraio e finisce tra l'ultima decade di settembre e la prima di ottobre.
 
Il picco riproduttivo si verifica in aprile-maggio.(1;5;12;13)
 
Nei maschi,la spermatogenesi inizia prima del solstizio d'inverno(22 dicembre) e finisce dopo il solstizio d'estate(21 giugno).
 
Verso questo periodo la fertilità raggiunge livelli molto bassi,e i testicoli da settembre a dicembre regrediscono.(13)
 
La formazione delle coppie dovrebbe avvenire tra settembre e dicembre per favorire l'affiatamento dei partners e verificare la loro compatibilità.(12)
 
Nel caso di gabbie-harem,come già detto,i soggetti andrebbero messi insieme(se possibile) già al post-svezzamento.
 
E' preferibile che si utilizzino,per formare le coppie,soggetti nati in aprile-giugno per evitare di mantenere troppo a lungo le lepri e per non rischiare gravidanze precoci,a 6-7 mesi,come avviene nel caso dei nati in gennaio-marzo.(12;4)
 
Alla fine di ogni stagione riproduttiva,si valutano le coppie.
 
A dicembre iniziano i rituali di corteggiamento con scontri anche aggressivi tra i partners.
 
L'allevatore se ne può accorgere dal rumore che provocano gli animali che si rincorrono all'interno della gabbia e dai ciuffi di pelo che si rinvengono sul pavimento;spesso le femmine riportano sul dorso dei graffi.(12)
 
In allevamento come in natura si utilizza di solitola fecondazione naturale,però sono state compiute prove di fecondazione artificiale;il problema è che i maschi si prestano male al prelievo,per la loro indole tutt'altro che docile.
 
In passato,l'uso della vagina artificiale e dell'elettrostimolazione hanno dato pessimi risultati a causa dello stress a cui sono sottoposti gli animali trattati.
 
Migliori risultati sembra aver dato,in quei soggetti abituati all'uomo,il prelievo dall'epididimo.(13)
 
La gravidanza dura 41-42 giorni;Martinet e Caillol(1983) riportano un valore di 41 giorni con una deviazione standard di 0,6.(1;5;12).
 
Però frequentemente si può constatare un interparto minore,di 38-39 giorni;questo è dovuto in primo luogo al fenomeno della superfetazione;questo fenomeno è dovuto a una fecondazione che avviene 4 giorni prima del parto,ed è reso possibile dal fatto che la lepre ha un utero doppio e può portare così nel suo grembo due gravidanze conemporaneamente.(12)
 
Anche qui ,la presenza di ciuffi di pelo nella gabbia qualche giorno prima del parto potebbe essere indizio di un avvenuto accoppiamento(o di un tentativo di accoppiamento).(4)
 
La superfetazione,oltre a diminuire il periodo di interparto,sembra avere anche un impatto positivo sul numero di nati ;la fecondazione che avviene 48 ore dopo il parto dà risultati peggiori a causa della persistenza di secrezioni e lesioni emorragiche a livello della mucosa uterina.(12)
 
L'incidenza della superfetazione è molto maggiore in cattività rispetto a ciò che si può riscontrare in natura e anche allo stato semi-libero(66% contro 13% secondo alcuni aa,70-80% contro 15-50% secondo altri aa).(5;6;12;14)
 
Un fenomeno diametralmente opposto a quello della superfetazione è costituito dalla pseudogravidanza,nella quale la lepre presenta tutte le reazioni fisiologiche e comportamentali tipiche della gravidanza,tranne per il fatto di non portare feti in grembo.
 
Questo fenomeno è dovuto ad un'accoppiamento senza fecondazione,che provoca ovulazione(nei lagomorfi questa è indotta dal coito) e persistenza del corpo luteo;in questo periodo la lepre non può essere fecondata.
 
L'incidenza di questo fenomeno varia tra il 17 e il 20%.(5;12)
 
Il parto avviene di notte,di sera o all'alba.(12;13)
 
Secondo Trocchi e Spagnesi il numero medio di nati è di 2,12 con una deviazione standard di 0,25.(12)
 
Il numero può comunque variare tra 1 e 5;alla prima gravidanza nascono di solito 1 o 2 leprotti,mentre le pluripare possono dare alla luce 3-4 leprotti,fino a 5-6.(1)
 
Esistono casi di figliate con otto nati ottenute da soggetti provenienti dall'Europa centrale;figliate come queste,che sono da considerarsi eccezionali,non permettono comunque un allattamento adeguato di tutti i leprotti.(6)
 
Subito dopo il parto,la lepre recide il cordone ombelicale dei piccoli,li libera dagli invogli fetali,li lecca per asciugarli.(12)
 
Può comunque succedere che la madre muoia,o che cerchi di cannibalizzare i leprotti;allora,per salvare la nidiata e nutrirla,si hanno a disposizione tre alternative:
 
1)affidare i piccoli ad una lepre che ha perso la figliata od ha pochi piccoli della stessa età di questi;(6)
 
2)affidare i piccoli ad una coniglia che abbia dei coniglietti più grandi di questi;in questo caso è necessario togliere i coniglietti e la madre dalla gabbia,portarvi i leprotti e strofinarli alle pareti della conigliera perché ne prendano l'odore,e reimmettere la coniglia,che a questo punto li accetta;va detto che il latte di coniglia ha delle proprietà nutritive peggiori rispetto a quello di lepre(ha il 50% in meno di P e Ca);(6)
 
3)allattarli artificialmente.
 
Si può utilizzare il latte bovino,facendo però attenzione al fatto che ha una composizione diversa da quello di lepre:anche se risulta più ricco in lattosio del 3% ha il 12% in meno di grassi,il 6,5% in meno di proteine,lo 0,45% in meno di sali minerali;è dunque più povero dal punto di vista nutritivo.(12)
 
Per integrare,si può sciogliere un tuorlo d'uovo in mezzo litro;la miscela così ottenuta va agitata e intiepidita a 38-40°C.
 
Volendo,i grassi mancanti possono essere aggiunti sciogliendo 10-12 gr di burro ogni 100 gr di latte.
 
Il latte di pecora e di capra sono più vicini per qualità nutrizionale a quello di lepre;essendo più ricchi in grasso rispetto al latte bovino,bastano 8-10 gr di burro al posto di 10-12 gr.(12)
 
Per quanto riguarda le quantità di somministrazione,si comincia con 20 gr al giorno che aumentano fino a 40 gr al decimo giorno.
 
Dal quindicesimo al ventesimo giorno si somministrano 45-50 gr.(12)
 
Le poppate giornaliere sono due,al mattino e alla sera.
 
Bisogna ricordare che quanto detto va riferito a leprotti che sono destinati a rimanere all'interno dell'allevamento,e non ad essere liberati,perché con l'allattamento artificiale perdono qualsiasi timore nei confronti dell'uomo.
 
All'età di 15 giorni,i leprotti sono pronti per cominciare ad integrare la loro dieta con alimenti solidi,in particolare la medica.
 
E' dunque opportuno mettere a loro disposizione una piccola mangiatoia e riempirla con erba medica preappassita al fine di evitare turbe gastrointestinali.(6)
 
A 20 giorni il leprotto assume già 20 gr di alimenti solidi.(12)
 
Un problema che si presenta frequentemente nel periodo di pre-svezzamento è dato dall'elevata incidenza della sindrome diarroica del leprotto,che può arrivare a causare la morte del 30% dei giovani.
 
E'una patologia tipica dell'allevamento e colpisce di solito solo uno o due leprotti della stessa nidiata;sembra che i leprotti di certe madri siano più predisposti alla malattia,anche se non è accertato.
 
La causa è uno squilibrio della flora intestinale causato da un eccesso proteico;questo squilibrio dà adito alla proliferazione di numerosi batteri anaerobici e in particolare del Clostridium difficile,che provoca lesioni emorragiche a livello intestinale.(4;6)
 
Questo ed altri problemi fanno sì che nel periodo di pre-svezzamento si concentri il 90% della mortalità totale.(12)
 
Dopo lo svezzamento il leprotti si marcano con un bottone auricolare,che viene apposto a un terzo dalla base dell'orecchio per evitare che venga strappato.(12)
 
I giovani animali vengono dunque trasferiti in apposite gabbie;si possono sistemare anche in coppie(maschio+maschio,maschio+femmina,femmina+femmina);ideali sono gabbie sopraelevate delle dimensioni di 1x2 m con tettoia in cartone bitumato e fondo in griglia.(6)
 
All'età di 70-120 giorni i soggetti destinati al ripopolamento vengono immessi nei parchetti di preambientamento.
 
Questi sono zone recintate all'interno delle quali gli animali si esrcitano nella corsa e prendono confidenza con l'ambiente esterno.(1) 
 
ALIMENTAZIONE
 
L'alimentazione è forse il parametro che più condiziona la riuscita dell'allevamento in termini di produttività;squilibri alimentari di macroelementi,microelementi e vitamine possono avere pesanti ripercussioni sulla salute dell'animale e predisporre a determinate patologie,soprattutto a carico dell'apparato gastroenterico(enteriti).
 
In passato è stato spesso compiuto l'errore di assimilare la lepre al coniglio presupponendo che questi due animali avessero le stesse esigenze alimentari.(2)
 
Però la fisiologia digestiva della lepre è differente da quella del coniglio domestico:infatti,in natura, le sue richieste in termini di proteine e di fibra sono maggiori,e in particolare il rapporto fibra/proteina è più alto.(2;6)
 
Se andiamo a studiare come si alimenta la lepre in natura,ci accorgiamo che questa riesce ad utilizzare in maniera efficiente piante in avanzato stadio di maturazione,e questo le permette di sopravvivere in Inverno,quando ha a disposizione perlopiù foraggi di scarso valore nutritivo.
 
In questi casi,aumenta l'ingestione di cibo,e il suo apparato digestivo provvede a trattenere le parti a più alto valore nutritivo,eliminando rapidamente la fibra indigerita.(2)
 
Quindi possiamo notare come la lepre abbia delle capacità digestive maggiori di quelle del coniglio,con una migliore utilizzazione della fibra.
 
I mangimi erroneamente usati per l'alimentazione della lepre,formulati sulla falsariga di quelli per il coniglio,presentano un alto tasso energetico e proteico e un basso contenuto in fibra;questo,se da un lato può migliorare alcuni parametri come la fertilità,l'indice di conversione e la velocità di crescita,può dare luogo alla manifestazione di enteriti,specie in allevamenti non condotti in maniera ottimale.(2)
 
Soprattutto,nel processo di formulazione dei pellet tutte quelle materie prime che apporterebbero la fibra vengono macinate così finemente che la fibra stessa non è più della giusta lunghezza.(2)
 
Si è visto che una buona maniera di integrare questa mancanza di fibra lunga è quella di somministrare della paglia di avena.
 
Questa integrazione riduce leggermente,come è ovvio,l'ingestione di concentrato,ma regola in modo migliore il transito intestinale e oltretutto non sembra deprimere la digeribilità della sostanza organica;questo forse è dovuto ad una più efficiente produzione ed utilizzazione dei ciecotrofi.(2)
 
Per quanto riguarda le materie prime,in allevamento quelle più usate sono:miscele di mais,grano,orzo,avena,farina di soia o di girasole,farina di medica disidratata,cruschello di grano tenero.
 
Si è visto che le lepri,messe in condizione di scegliere,gradiscono soprattutto l'avena e l'orzo rispetto al mais e al grano.
 
Tra le farine,più appetita risulta quella di girasole rispetto a quella di soia;la farina di medica disidratata ha un'appetibilità media mentre poco gradito risulta il cruschello.
 
Si è visto inoltre che la lepre preferisce alimenti che hanno una certa consistenza.(6)
 
Gli alimenti dovrebbero essere integrati con pool vitaminici e minerali.
 
E' opportuna anche l'aggiunta di coccidiostatici.
 
Inoltre,per evitare deterioramenti e formazione di muffe,è preferibile riempire le mangiatoie con quantitativi che durino non più di due giorni.(6)
 
Di seguito si riportano i fabbisogni MINIMI(in cattività) delle singole componenti,fabbisogni che variano in relazione all'età e allo stato fisiologico dell'animale:
 
UNITA' FORAGGERE
 
mantenimento e riproduzione 0,126 UF/giorno
 
allattamento 0,250 UF/giorno
 
accrescimento 1° mese 0,070 UF/giorno
 
accrescimento 2° mese 0,100 UF/giorno
 
accrescimento 3° mese 0,120 UF/giorno (6)
 
PROTEINE(percentuale riferita alla sostanza secca)
 
mantenimento e riproduzione 19-20%
 
allattamento 15,5%
 
accrescimento 1° mese 27,6%
 
accrescimento 2° mese 24,7%
 
accrescimento 3° mese 22,7% (6)
 
FIBRA(percentuale riferita alla sostanza secca)
 
 
 
mantenimento 9,79% +o- 3%
 
allattamento e riproduzione 9,15%
 
accrescimento 7% (6)
 
Va ribadito ancora una volta che questi sono i fabbisogni minimi,al di sotto dei quali l'incidenza di enteriti è tale da pregiudicare la riuscita dell'allevamento.
 
Occorre inoltre fare attenzione al fatto che i leprotti,fino alla seconda-terza settimana dopo lo svezzamento,digeriscono male la fibra,a causa del lento adattamento dei microorganismi intestinali.(13)
 
 MINERALI E VITAMINE
 
Per i minerali è consigliabile un apporto del 7-9%.
 
Per le vitamine:
 
vitamina A 5000 UI/kg di peso vivo vitamina D 350 UI/ Kg
 
vitamina E(alfa tocoferolo) 0,8 mg/Kg
 
Per le vitamine B e C è sufficiente l'apporto della microflora ciecale. (13)
 
CONSUMI DI SOSTANZA SECCA
 
mantenimento 144 g +o- 24,77 g
 
allattamento e riproduzione 270 g
 
accrescimento 1° mese 76 g
 
accrescimento 2° mese 90 g
 
accrescimento 3° mese 120 g (6)
 
CONSUMO DI ACQUA
 
Il consumo è variabile in funzione sia dello stato fisiologico dell'animale che delle condizioni climatiche.
 
In condizioni normali,sono sufficienti 0,3-0,4 litri di acqua per 150 g di alimento secco ingerito(quindi intorno ai due litri per Kg di sostanza secca).
 
In lattazione o in periodo estivo,il fabbisogno raddoppia.(6)
 
Secondo uno studio,l'andamento della temperatura(in sinergia con quello dell'umidità) non influenza solo il consumo di acqua,ma anche quello della sostanza secca ,e può avere ripercussioni anche sulla digeribilità.
 
In particolare ,sembra che l'ingestione di s.s. e la digeribilità abbiano un andamento inversamente proporzionale a quello della temperatura.
 
Questo potrebbe far riflettere sulla necessità di far variare l'alimentazione dei soggetti in relazione alla stagione,che poi è quello che avviene in natura.(8)
 
 IGIENE E SALUTE DEGLI ANIMALI
 
Le malattie che possono interessare le lepri in allevamento sono molteplici.
 
Alcune sono riscontrabili anche allo stato selvatico,altre(le cosiddette ''malattie condizionate'') sono tipiche dell'allevamento e sono quindi da mettere in relazione allo stress di adattamento alla vita in cattività.(6)
 
Tra le malattie infettive,le più importanti sono la tularemia,la brucellosi,la pseudotubercolosi,la pasteurellosi.
 
TULAREMIA
 
Questa malattia è presente anche nei roditori selvatici e può essere trasmessa all'uomo;è soggetta a denuncia.
 
L'agente infettante è la Francisella tularensis.
 
Il contagio avviene per morsicatura o per l'ingestione di materiali(anche l'acqua stessa) inquinati da da deiezioni di lepri infette.
 
Gli ectoparassiti hanno un rulo importante nella trasmissione del germe.
 
I sintomi sono apatia,debolezza muscolare,pelame arruffato.
 
Le autopsie compiute su lepri colpite dalla tularemia rivelano l'ingrossamento della milza e dei linfonodi e la formazione di noduli giallastri a livello della milza e del fegato.
 
La forma acuta della malattia può portare alla morte.
 
Per la prevenzione della tularemia,innanzitutto occorre fare attenzione agli animali importati,scartando quelli che provengono da zone endemiche ed i soggetti poco vitali;è importante inoltre evitare la formazione di acque stagnanti in allevamento.
 
Se si rilevano soggetti infetti,è necessario eliminarli subito e provvedere alla disinfezione dell'allevamento(vedi più avanti).(6)
 
BRUCELLOSI
 
La brucellosi ha per agenti eziologici i batteri del genere Brucella.
 
Il contagio avviene per via orale e sessuale;le brucelle hanno una notevole resistenza nell'ambiente esterno,infatti a temperature non molto alte e al riparo dai raggi solari possono sopravvivere(nel materiale organico)fino a 4 mesi.(12)
 
Provoca splenomegalia e formazione di noduli necrotici a livello di milza,utero,mammelle e testicoli.
 
Nei maschi,causa l'aumento dei testicoli,nelle femmine talvolta si ha secrezione vaginale purulenta.
 
Per prevenire,è bene sottoporre a quarantena gli animali importati(questo vale per tutte le malattie infettive);appena si rilevano degli animali colpiti,l'unica cosa da fare è eliminarli subito.(6)
 
PSEUDOTUBERCOLOSI
 
E' una malattia abbastanza rara in allevamento ed è più frequente nell'Europa centro-settentrionale.(6;12)
 
E' causata da Yersinia pseudotubercolosis,ed il contagio avviene tramite deiezioni infette.
 
Provoca,come nella tularemia, formazione di noduli giallastri a livello del fegato,oltreché dei reni e dei polmoni;i soggetti colpiti possono presentare deperimento,paralisi nervosa,problemi intestinali.
 
Per la prevenzione e la cura vale quanto detto sopra a proposito della brucellosi.(6)
 
E'importante anche prestare particolare attenzione al controllo di topi e ratti,che sono potenziali diffusori della malattia.(12)
 
PASTEURELLOSI
 
E' causata principalmente da batteri del genere Pasteurella.
 
Il contagio avviene per via aerea;l'esposizione a correnti d'aria è dunque un fattore predisponente(vedi al paragrafo''Collocazione dell'allevamento'').(6)
 
L'infezione può rimanere latente per diverso tempo e venire alla luce in presenza di fattori debilitanti.(12)
 
La malattia provoca enfisema,broncopolmonite e rinotracheite emorragica,ed è quasi sempre letale.(6;12)
 
Ancora una volta,per la prevenzione è bene sottoporre a quarantena i soggetti da immettere in allevamento.(6)
 
Periodicamente si provvede a disinfettare le strutture;inoltre si può somministrare ai soggetti sani un vaccino prodotto da germi isolati dagli individui colpiti.(12)
 
Per la cura,si può praticare una terapia individuale a base di penicillina e ossitetraciclina per via parenterale,o somministrare nell'acqua di bevanda sulfatiazolo,ossitetraciclina e clorotetraciclina per una terapia di gruppo.(6)
 
Tra le malattie parassitarie,da menzionare sono la coccidiosi,le strongilosi,la rogna e l'infestazione da zecche.
 
COCCIDIOSI
 
E' la parassitosi che più determina seri problemi nell'allevamento intensivo;in quello a terra è ancor più pericolosa e difficile da eradicare.(12)
 
L'agente eziologico è costituito da protozoi appartenenti al genere Eimeria.
 
La malattia si diffonde attraverso le feci contenenti le oocisti,che vanno a contaminare il pavimento,l'acqua di bevanda,gli alimenti;colpisce soprattutto gli animali più giovani e quelli particolaremente sottoposti a stress di tipo ambientale o alimentare.(6;12)
 
Provoca erosioni a livello dell'epitelio intestinale,con formazione di noduli biancastri.
 
Gli animali colpiti presentano in fase iniziale sintomi come diarrea e dimagrimento;se la diarrea persiste ,si possono avere squilibri idro-elettrolitici con ripercussioni negative sul sistema nervoso e manifestazione di epilessia e paralisi.(6)
 
Inoltre,i soggetti così indeboliti risultano più esposti alle altre malattie.(12)
 
Per quanto riguarda la prevenzione,è opportuno,periodicamente,effettuare degli esami sulle feci dei soggetti allevati(soprattutto nei periodi critici,che si collocano in primavera e alla fine dell'estate) e trattare con coccidiostatici(di solito sono già presenti nei pellets) che comunque non sono efficaci al 100%. (6;12)
 
Indubbiamente l'uso del pavimento in grigliato metallico contribuisce a limitare l'incidenza della malattia,perché diminuisce il contatto tra gli animali e le deiezioni.
 
In caso di contagio,è indicato l'uso di sulfamidici associati a pirimidine nell'acqua di bevanda.
 
TRICOSTRONGILOSI
 
E' una parassitosi intestinale che ha come agente eziologico il Trichostrongylus retortaeformis.
 
Come nel caso della coccidiosi,il contagio avviene attraverso le feci.
 
I tricostrongili si annidano nel lume enterico e danno luogo a flogosi intestinale con produzione di muco.
 
I soggetti colpiti presentano diarrea con conseguente dimagrimento e abbattimento.(6)
 
I danni veri e propri si hanno solo in infestazioni massiccie.(12)
 
Per la prevenzione,si trattano con antiparassitari i soggetti in allevamento;inoltre vale quanto detto per la coccidiosi a proposito degli esmi coprologici e dell'uso del grigliato.
 
Si trattano gli animali infetti con tiabendazolo,fenotiazolo,levamisolo,piperazina.(6)
 
PROTOSTRONGILOSI
 
E' una parassitosi che colpisce l'apparato respiratorio ed è più diffusa in natura che in allevamento.
 
L'agente eziologico è il Protostrongylus,che causa formazioni nodulari a livello del parenchima polmonare.
 
Gli animali colpiti sono interessati da disturbi respiratori.(6)
 
Il contagio può predisporre ad infezioni batteriche secondarie,come la pasteurellosi.(12)
 
Per la prevenzione e la cura vale quanto detto a proposito della tricostrongilosi.(6)
 
ROGNA
 
E' causata dagli acari del genere Chorioptes e Psoroptes.
 
Si trasmette con notevole facilità tramite contatto fisico.
 
Causa lesioni purulente nella regione auricolare ed il sintomo tipico è quello del prurito.
 
I soggetti colpiti vanno isolati e trattati con antiparassitari e antibiotici;è d'obbligo la disinfezione di gabbie e attrezzi dell'allevamento.(6)
 
INFESTAZIONE DA ZECCHE
 
E' causata soprattutto da zecche della famiglia Ixodidae(in particolare Ixodes ricinus,Ixodes exagons,Ixodes trianguliceps)e trova le condizioni ideali negli ambienti caldo-umidi.(12)
 
Le zecche provocano un infiammazione cutanea che può facilitare l'ingresso di germi secondari;i soggetti colpiti da infestazioni massiccie presentano anemia dovuta all'emofagia.
 
I soggetti colpiti si isolano e si trattano con acaricidi.(6)
 
Tra le malattie condizionate,oltre alla sindrome diarroica dei giovani leprotti(di cui è già stato parlato al paragrafo(''Riproduzione e cura dei leprotti'') abbiamo l'enterite mucoide.
 
E'dovuta all'azione dell'Escherichia coli che,in concomitanza con stress e squilibri di origine alimentare(come la scarsità di fibra nella dieta),causa formazione di muco a livello dell'intestino,timpanismo,defecazione irregolare.
 
I soggetti colpiti presentano scarso appetito(con conseguente calo di peso) e pelo arruffato.
 
Le feci si riconoscono per la presenza di muco gelatinoso.
 
Per prevenire l'insorgenza dell'enterite mucoide è necessario prima di tutto prestare particolare attenzione all'equilibrio della dieta,soprattutto per quanto riguarda la percentuale di fibra grezza(non deve essere troppo bassa) e possibilmente somministrare dei vaccini contro i coliformi.
 
Gli animali infetti si trattano con sulfamidici.(6)
 
 NORME GENERALI DA SEGUIRE PER UNA CORRETTA IGIENE
 
DELL'ALLEVAMENTO
 
Il primo passo da fare è quello di provvedere,a fine ciclo,alla pulizia delle gabbie a rotazione,eliminando con dei detergenti ogni possibile residuo di materiale organico.
 
Si può pulire sia a mano,tramite spazzole,o con un'idropulitrice che manda acqua in pressione e che ci permette di togliere lo sporco anche in angoli e fessure.(12)
 
Dopo la pulizia,si procede alla disinfezione.
 
Un modo è quello di disinfettare con la fiamma,avendo l'accortezza,nel caso si tratti su materiali come il legno o la vetroresina,di passarla velocemente.
 
La disinfezione si pratica anche con diversi prodotti chimici,come i sali quaternari d'ammonio,i fenoli,l'acido cresilico,gli anfoliti,l'ipoclorito di sodio,gli iodofori.(12)
 
Durante il ciclo,è bene rimuovere le feci sotto la gabbia ogni due mesi;possibilmente
 
L'operazione andrebbe fatta dopo un giorno di pioggia per evitare la diffusione di un'eccessiva polverosità.(12)
 
Inoltre occorre sempre assicurarsi affinché l'acqua di bevanda e gli alimenti siano sempre puliti ed esenti da feci.
 
A proposito dell'acqua,uno studio condotto dall'Università di Pisa ha rilevato come l'ipoclorito di sodio,sciolto in concentrazioni di 1 ppm,diminuisca notevolmente le cariche microbiche,e come la diminuzione di tali cariche all'aumento della concentrazione dell'ipoclorito sia esponenziale.(15)
 
Oltre a tutte le misure finora elencate,sarebbe bene effettuare un vero e proprio servizio di vigilanza sanitaria,magari appoggiandosi agli Istituti Zooprofilattici.
 
Si consiglia di prendere i seguenti provvedimenti:
 
-eseguire periodicamente degli esami sierologici per le principali malattie diffusive
 
-effettuare esami necroscopici sui soggetti deceduti spontaneamente
 
-applicare la quarantena ai soggetti provenienti dall'esterno
 
-mettere in atto piani di lotta ai roditori,che,come già detto,diffondono gran parte delle malattie infettive
 
-limitare l'ingresso di estranei e visitatori (11)
 
Non bisogna dimenticare che la propagazione delle malattie non rappresenta un danno e un pericolo solo per l'allevamento;un danno altrettanto grave se non più grave si arreca se si liberano soggetti infetti in natura,che mettono a repentaglio la salute delle popolazioni naturali. 
 
CONCLUSIONI
 
L'allevamento intensivo della lepre è un allevamento che deve essere gestito con particolare attenzione e saggezza.
 
Questo perché l'animale proviene da un realtà totalmente diversa da quella in cattività.
 
Chi alleva lepri non deve mai dimenticare da dove l'animale arriva,ovvero dall'ambiente naturale,e dove l'animale che esce dall'allevamento finisce,ovvero sempre l'ambiente naturale.
 
L'allevamento deve essere visto come un ''passaggio'',e l'obiettivo di chi alleva è quello di far sì che tale passaggio sia il più redditizio e allo stesso tempo il più ''indolore'' possibile.
 
Le lepri che escono devono essere adatte a vivere in ambiente selvatico quanto quelle che sono entrate.
 
Non deve essere la lepre ad adattarsi all'allevamento,quanto piuttosto il contrario.
 
E ciò si può fare solo conoscendo innanzitutto le esigenze fisiologiche dell'animale, e programmando con intelligenza le strutture,la selezione,l'alimentazione, l'igiene , la profilassi e il modo in cui chi governa l'animale si pone di fronte all'animale stesso.
 
BIBLIOGRAFIA
 
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2)Ambrogi C.,Bagliacca M.,Folliero M.,Paci G.,''L'impiego della paglia di avena come alimento complementare nella lepre'',Rivista di coniglicoltura , n.10 , 1999, pagg.46-49
 
3)Bagliacca M.,Calzolari G.,Folliero M.,''Impiego di orzo germinato nell'alimentazione delle lepri,Atti del XIII Convegno nazionale allevatori di selvaggina,Nocera Umbra,1994,pagg.131-139
 
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5)Castiglione G.,Castellini C.,Dal Bosco A.,''Prestazioni riproduttive di lepri allevate in stretta cattività'',Rivista di coniglicoltura,n.11,1996.pagg.37-40
 
6)Mussa P.P.,Debernardi M.,Maletto S. et al., ''Fagiano, starna, lepre, cinghiale , daino ,cervo:100 norme pratiche per allevare selvaggina'',REDA,1986
 
7)Sportelli G.F.,''La lepre si alleva anche in cattività'',Rivista di coniglicoltura,n.6 , 1999,pagg.16-18
 
8)Olivieri O.,Sabato R.,Salvatelli A.,Verini Supplizi A.,''Utilizzazione digestiva di due diversi mangimi composti integrati da parte di leprotti(lepus europaeus pallas) allevati in cattività'',Rivista di coniglicoltura,n.7-8,1997,pagg.39-42
 
9)Sportelli G.F.,''Carne di lepre,poco colesterolo'',Rivista di coniglicoltura,n.3,2000, pagg.48-51
 
10)Mantovani G.,''Ripopolamento venatorio,il caso delle lepri'',Rivista di coniglicoltura,n.11,1996,pagg.18-23
 
11)Lavazza A.,Una nuova realtà zootecnica:la lepre'',Rivista di coniglicoltura,n.11-12,1999,pagg.26-28
 
12)Spagnesi M.,Trocchi V.,''La lepre:biologia,allevamento,patologia, gestione'' , Edagricole,Bologna,1992
 
13)Mozzicafreddo S.,''Allevamento di leprotti nati in cattività e di origine selvatica tramite la tecnica dell'allattamento artificiale'',tesi,relatore Paci G.,correlatore Bagliacca M.,Università degli studi di Pisa,Facoltà di medicina veterinaria, A.A.1998-1999
 
14)Fulgheri F.,Simonetta A.,''Principi e tecniche di gestione faunistico-venatoria'', Greentime,Bologna,1998
 
15)Bagliacca M.,Paci G.,Ambrogi C.,Folliero.M.,Pedonese F.,Ebani V.,''L'impiego della paglia di avena e dell'acqua clorata nell'allevamento della lepre'',Annali della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Pisa,51,1998
 

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