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L'affrancatura del coniglio
Scritto da Claudio della Valle   
Domenica 24 Ottobre 2010 11:00

Affrancatura è il modo di rendere nuovamente al coniglio la facoltà di mangiare il suo cibo originale e di vivere con esso senza troppi problemi. Tale capacità risulta non sempre e non completamente scontata negli animali reperibili sul mercato, animali che in tutto o in parte siano stati alimentati da molte generazioni coi mangimi industriali.

Si ottiene mettendo gradualmente gli animali acquistati nelle condizioni in cui si trovano in natura. Ma questo procedimento è lungopoichè occorre tenere presente che le modificazioni indotte dalla dieta a base di mangimi hanno condizionato l’intestino di quegli animali e la microflora stessa ne ha subito variazioni importanti a causa della quasi obbligata presenza di presidi (coccidiostatici o peggio) ed a causa della diversa formulazione e più alta energia dei cibi industriali.

Un metodo assai semplice, anche se non esente da rischi di varia natura, è quello di provare ad allevarli in libertà, liberi di scorrazzare nei campi intorno a casa vostra, ma al giorno d’oggi si corre il rischio di vederseli predare da cani randagi o da cacciatori e, mangiando l’erba per la prima volta, come esclusivo alimento, molti potrebbero morire di fatti enterici. La cosa si può tentare, ma è comunque all’insegna dell’incontrollabilità e pertanto io consiglio di cominciare in un buon recinto.

La prima cosa da ottenere è quindi il ricondizionamento dell’intestino con un cibo adatto, tenendo presente che questo si attuerà compiutamente solo durante diverse generazioni e che tutti i soggetti che non riuscissero a sopportare la privazione completa delle medicazioni sono destinati a morire e non devono, in linea di principio, essere curati perchè rimarrebbero diffusori e portatori dei mali che si vogliono estirpare. Nel frattempo, bisognerà comunque tenere d’occhio tutte le malattie batteriche, protozoarie o parassitarie che avessero a rivelarsi incoraggiate dall’alimentazione assolutamente naturale che daremo a questi animali. Può sembrare una legge dura e spietata, quella selettiva della natura, rispetto alla filosofia molle imperante, di questi tempi, nei confronti degli animali, ma i risultati della mia esperienza confermano invece che, nel regno naturale, il discorso sentimentale del “poverino è malato, bisogna curarlo” può avere anche un risvolto assolutamente negativo per la specie stessa e vi spiego perchè:

Occorre sapere che il coniglio è naturlamente portatore sano di alcune specie microbiche patogene, sopattutto protozoi del genere Eimeria), che, ritengo, siano i guardiani della specie, impedendo col loro meccanismo particolare ed epidemico il sovraffollamento delle colonie selzionando i soggetti più forti; con la dieta a base di mangime poi, lo si è fatto anche diventare portatore sano di altre malattie che saranno pronte ad esplodere non appena lo vorrete ri-alimentare nuovamente col mangime di madrenatura. Curare delle malattie come la coccidiosi, che hanno una radice residente nel coniglio da sempre, vuole dire soppiantare i normali meccanismi naturali di difesa e regolazione dell’animale con altri assolutamente artificiali, vuole dire creare nell’animale una dipendenza. La cosa dà nell’immediato un grandissimo profitto e pare un’ottima soluzione perchè eliminando una fonte di mortalità permette di spingere la produzione a livelli impensabili in natura. Ma!…. Vi è sempre un ma. Tutti quei soggetti che diversamente, cioè senza presidio farmacologico nel mangime, avrebbero trovato la morte sicura ed invece sopravvivono, malgrado gli errori di allevamento, malgrado il mangime sia una vera bomba calorica in grado, senza l’ausilio degli antibiotici a dosi subcurative o auxiniche, di fare scoppiare l’intestino di qualsiasi coniglio in natura, dicevo: tutti questi animali che diversamente sarebbero morti, sopravvivono ed entrano nel ciclo riproduttivo, veicolando in se comunque le conseguenze degli errori subiti impunemente, anche se non immediatamente letali e trasmettendole alla prole insieme a germi assai agguerriti. Si seleziona così, nelle generazioni, un ceppo di animali sempre più debole e sempre più portatore di germi occulti o dormienti e pericolosi che richiederà in continuazione l’uso di nuovi e più vari antibiotici per poter sopravvivere. Quando poi sopraggiunge una qualsiasi piccola perturbazione anche lieve a carico di quell’equilibrio fittizio e sempre più fragile, ecco i disastri a carattere epidemico che toccano prima o poi tutti gli allevamenti intensivi. Gli animali di allevamento sono ad esempio generlamente meteropatici e rispondono ad un peggioramento delle condizioni atmosferiche con un aumento della mortalità percentuale giornaliera. Gli animali degli allevamenti intensivi sono generalemteimmunodepressi proprio a causa di queste pratiche.

Il meccanismo è tragicamente simile a quello della assuefazione agli stupefacenti e presenta aspetti non meno inquietanti, sebbene assai più diversificato. In generale, la presenza frequente o costante di uno o più antibiotici in sottodosaggio e/o di un coccidiostatico nella razione, come avviene nella pratica degli allevamenti intensivi spesso fino a qualche tempo prima della macellazione, inizialmente controlla ed anche elimina tutta una serie di batteri o protozoi ad esso sensibili e non esclusivamente quelli patogeni. In secondo luogo, promuove l’insediamento di ceppi e specie fra quelle naturalmente resistenti o divenute tali. Anche per il fatto che la razione alimentare contiene sostanze molto più facili da assimilare l’attività prima utile di certi batteri antagonisti viene resa inutile. Il problema poi si rivela nel fatto che a questo punto viene meno la selezione naturale che invece in natura è presente e spietatamente vigile. Così, poco alla volta, germi patogeni si annidano in forma latente in distretti dell’organismo non raggiungibili dal sangue e quindi dagli anticorpi e da lì sono pronti a scatenare tutte le malattie più devastanti non appena trovino la porta aperta. Così avviene che un animale non sterile, ma apparentemente sanissimo, veicolante ad es. una batteriemia occulta da Staphylococco, infezione devastante e letale che, nel caso, non può svilupparsi pienamente a causa della pressione antibiotica del mangime, giunga a maturità invece che morire e sia poi impiegato nella riproduzione della specie. Esso veicolerà nei figli la presenza del germe ed anche l’assuefazione, l’immunotolleranza del proprio sistema immunitario verso questo ed altri patogeni col risultato che negli allevamenti si instaura una “pacifica convivenza” di elementi opposti; pacifica finchè qualcosa non giunge a turbare quell’equilibrio precario. Da una parte un coniglio sempre più debole e tollerante dal punto di vista immunologico, dato che il suo sitema immunitario risulta sostituito in tutto od in parte dagli antibiotici; dall’altra uno o più ceppi germi che apparentemente ”dormono”, che non si vedono, che non provocano sintomi, ma che acquisiscono sempre più antibiotico-resistenza ed imperio sulla stirpe animale così conquistata anche grazie alla pratica deprecabilissima degli svezzamenti precoci che priva ancor più gli animali, i conigli della protezione anticorpale del latte materno. Ho, a sostegno di queste deduzioni, tutta una serie di analisi batteriologiche da me personalmente eseguite e oltre 20 anni di osservazioni dirette sul campo.

In queste condizioni, passare dall’alimentazione medicata e concentrata a quella naturale, vuole dire fare scatenare tutte queste malattie occulte quante ce ne sono e sicuramente, molte morti avverranno fra quei conigli, anche in assenza di errori di allevamento che è possibile commettere e che aggraverebbero ancor più i risultati negativi dell’operazione. Io ci ho messo sei anni per condurre l’affrancatura a buon punto; certamente ora, sarebbe possibile ottenere gli stessi risultati in tempi assai minori, specialmente evitando di commettere quegli errori che meglio esporrò nel capitolo dell’alimentazione e che ho dovuto anch’io comprendere ponendo fatica ed attenzione ai problemi che di volta in volta emergevano.

Un capitolo a parte merita la cura dell’eventuale insorgenza di rogna delle orecchie o del corpo. Fin dall’inizio è bene eradicare questa forma di acariasi che potrebbe facilmente presentarsi in amimali “da mercato” a distanza di qualche settimana dall’acquisto. Nel caso, sarà bene eseguire su tutti i soggetti presenti 3-5 trattamenti ravvicinati a distanza di 15 gg uno dall’altro fino all’eradicazione della malattia che se non in caso di ricontagiamento dall’esterno, non dovrebbe più ricomparire. Meglio controllare bene all’inizio che gli animali siano sterili da Rogne perchè poi sui numeri maggiori diviene sempre più problematico il curarla. Un veterinario vi consigliarà quali siano i prodotti migliori sul mercato, ma delle lozioni a base di piretroidi possono andare bene o qualunque antiparassitario per animali.

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Novembre 2011 15:58
 

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